Loreto nei secoli

santuarioOrigini e Storia

Non sono remote le origini di questa città.
In un elenco di chiese soggette al vescovo di Recanati, redatto nel 1249, di Loreto non si fa memoria, perchè, stiamo parlando di un centro abitato generato dalla presenza di un santuario. Per questa ragione, la storia di Loreto si intreccia lungo i secoli con le vicende del suo santuario.

Qui siamo in grado di fissare una data precisa: 1294 e, se si vuol seguire la tradizione, possiamo anche stabilirne il giorno: la notte tra il 9 e il 10 dicembre, quando su quel colle, dove non esisteva abitazione alcuna e solo vi passava une strada che collegava Recanati al suo porto, successe qualcosa che è diventato leggenda.

Nel 1291, quando i musulmani cacciano definitivamente i crociati dalla Palestina e da parte dei cristiani c’è tutto un corri corri per salvare il salvabile tra i ricordi che si ricollegano alla vita di Cristo, di Maria e degli apostoli.
Si cercó di salvare anche la casa di Nazaret, dove Maria visse, ricevette l’annuncio dell’angelo, disse "Eccomi, sono la serva del Signore", e dove, citando ancora il vangelo, "il Verbo si fece carne".
Una tradizione dice, appunto, che la casa di Maria fu trasportata dagli Angeli nell’antica Illiria, a Tersatto nei pressi di Fiume (ora Rijeka) e poi a Loreto, prima nella piana tra il colle e il mare, nella località detta Banderuola, e poi dove si trova tuttora.


Ma gli angeli c’entrano davvero? Studi recenti, ormai col sigillo de la scientificità, ci dicono che gli angeli, sì, c’entrano, ma si tratterebbe di altri Angeli, come risulta da un atto notarile, il Chartularium Culianense, che riporta l’elenco dei doni di nozze che Filippo, principe di Taranto e figlio di Carlo d’Angió, re di Napoli, ebbe in dono, in occasione delle nozze con Ithamar (Margherita), dal genitore di lei, Niceforo Angeli, despota dell’Epiro e discendente dagli imperatori di Costantinopoli.
Quest’ atto notarile, al paragrafo secondo, cita come dono anche "le sante pietre portate via dalla Casa di Nostra Signora, Vergine Madre di Dio".
In più, al paragrafo terzo, aggiunge "una tavola dipinta, dove la Vergine e Madre di Dio, tiene in grembo il Bambino Gesù, Signore e Salvatore nostro".
Le "sante pietre" e la "Vergine col bambino": gli elementi costitutivi del santuario di Loreto.
Va precisato solo che il documento parla di "tavola dipinta", un’icona bizantina, e questo non fa difficoltà, perchè sappiamo che la statua della Madonna col Bambino, non si sa per quale ragione, ha rimpiazzato l’icona solo intorno al 1530 e poi la statua stessa andó distrutta da un incendio nel 1921 e sostituita dall’attuale.
Inoltre, gli studiosi rilevano che anche la cronologia puó essere une conferma: il matrimonio tra Filippo e Margherita si celebró nel settembre-ottobre 1294 e la tradizione indica il 10 dicembre dello stesso anno come data di arrivo della Santa Casa a Loreto.
Che poi gli "Angeli", cognome di famiglia, siano diventati nella tradizione popolare gli alati messaggeri del cielo puó far sorridere, ma risponde alla profonda convinzione di ieri e di oggi che le "sante pietre" sono arrivate a Loreto non solo per un insieme di coincidenze umane.

dipinto loreto


Raccogliamo alcuni episodi tra storia e cronaca, che si incontrano nelle vicende ben più serie e complesse della storia di Loreto e del suo santuario.

loretoLe rocche: Le prime notizie risalgono al 1315. Erano passati appena vent’anni dall’arrivo della Santa Casa e l’afflusso di pellegrini significava anche generose offerte e così, assieme ai devoti, arrivarono anche i malandrini che assaltavano i pellegrini lungo la strada. Il rischio di ruberie riguardava anche gli ex-voto e le donazioni che i Papi cominciarono a inviare a Loreto già dal XIV secolo. Si pensó così alla costruzione di mura di protezione, un quadrilatero, fortificato agli angoli da quattro torri, dove, specialmente di notte, erano di guardia dei soldati, mentre all’interno potevano trovare un posto tranquillo anche i pellegrini.
La costruzione si protrasse per circa un secolo, poi si dovette pensare a un’opera di più ampie proporzioni, per far fronte al numero crescente di visitatori.

I turchi: non erano fantasia e le loro scorribande nell’Adriatico e le razzie ogni volta che toccavano terra costituivano un vero problema. C’è notizia di un tentativo di sbarco a Porto Recanati nel 1456 col proposito di assaltare poi il santuario di Loreto. Per fortuna, la coraggiosa resistenza degli abitanti li respinse in mare.
Ma le notizie di ruberie e violenze continuavano ad arrivare: nel 1479 uno sbarco a Grottammare, l’anno seguente stragi in Puglia. Loreto aveva già provveduto a potenziare le sue fortificazioni con interventi vari, completati poi dal progetto di Giuliano da Sangallo. Ma il 5 giugno 1518 corre una notizia che mette paura: Selim I, detto il crudele, era approdato al porto di Recanati. Gli abitanti si erano rifugiati nel castello, mentre i turchi rubavano, distruggevano, ammazzavano, profanavano.
Loreto tremava e si aspettava l’attacco da un momento all’altro. E invece, dopo une settimana ripresero il largo.

Mura e bastioni: bisognava prendere le debite precauzioni e così si diede il via ai lavori per costruire una cinta muraria adeguata. Ci misero mano almeno tre architetti: Cristoforo Resse da Imola, il Sansovino e Antonio da Sangallo. Bisognava fare in fretta e gli ordini del Papa erano precisi. Si ricorse allora al materiale da costruzione, preparato per il porto di Recanati, e furono messi al lavoro 400 operai, anche di domenica, adoperando "160 ducati di pietra e 347 migliaia di mattoni". Furono poi aggiunti 28 merli al bastione grande e 16 al piccolo, mentre 26 pezzi d’artiglieria erano pronti a far fuoco, anche se non ci fu mai bisogno.

L’acquedotto: si sa che Loreto ebbe un impulso determinante nel suo sviluppo urbanistico da Papa Sisto V. Aumentó la popolazione, crebbe il numero di pellegrini e si dovette pensare a un nuovo acquedotto.
Progetto ed esecuzione furono affidati da Paolo V a Giovanni Fontana e a Carlo Maderno. Il capitolato che decideva di "condurre l’acqua delle vigne di Recanati alla piazza del santuario" è del 2 dicembre 1606. L’acqua abbondante arrivó così anche alla fontana in Piazza della Madonna, che su progetto dei due architetti fu costruita tra il 1604 e il 1614 e che nel 1622 fu rifinita con ricchi ornamenti in bronzo dai fratelli Jacometti. Una derivazione, attraverso Porta Romana, forniva acqua anche alla fontana di Piazza dei Galli.

Le logge di Piazza dei Galli: "portico delle transanne", come si diceva un tempo, o "logge de Massimì" come usano ancora alcuni loretani, questo edificio assolse a compiti vari. Trovarono posto botteghe, servì da riparo ai pellegrini che vi passavano la notte e, al tempo delle diligenze, anche ai cavalli, quando il loggiato divenne stazione di posta. La piazza, sistemata inizialmente col materiale ricavato dalla demolizione del vecchio campanile, subì numerosi ritocchi e la fontana detta "dei galli" diversi spostamenti, ma nel contesto urbano di Loreto quelle logge continuano a raccontare storie di ieri, che non si possono scordare.

Il tesoro nelle botti: spariti i turchi, non erano spariti i ladri. Napoleone, nuovo padrone dell’Europa, sta passeggiando per l’Italia, razziando tesori e opere d’arte ovunque.
A Loreto si trepida, anche perchè si sapeva che il Direttorio aveva inviato il Bonaparte a non dimenticarsi di fare visita, non proprio per devozione, anche al tesoro del santuario.
E a Loreto arrivó, deciso a fare quanto aveva già fatto altrove, senza immaginare che il tesoro, per ordine di Pio VI, era già stato messo in salvo, trasportato a Roma ben stipato in tante grosse botti da vino, e nascosto a Castel Sant’Angelo.

L’attentato a Napoleone: quel giorno, a Loreto, la storia poteva cambiare corso. Quando il 9 febbraio 1797, alle sette di sera, Napoleone giunse a Loreto, diretto a Tolentino, si fermó a Porta Romana. Qualche notabile "venduto" lo accolse e gli furono offerte anche le chiavi della città. Napoleone era rimasto in groppa al suo cavallo, ma su un bastione vicino era appostato un operaio, forse di Porto Recanati, che col suo fucile inquadró il bersaglio, ma la carica fece cilecca. Napoleone si salvó, la storia seguì il suo corso e l’attentatore fu fucilato subito in Piazza dei Galli.

Ma rubarono lo stesso: forse incattiviti dal fallito attentato, ma senz’altro affamati e in arretrato con gli stipendi, i soldati francesi portarono via tutto quanto trovarono.
Requisirono mille quintali di grano e ottocento di granoturco, poi passarono al tesoro del santuario e lì fu vero saccheggio. Si parla di 94 chili d’oro e di 17 quintali d’argento, più i quadri e perfino i cristalli di Boemia degli armadi. Napoleone entró anche nella Santa Casa e "rimase in sospeso e pensoso". Qualcuno gli suggerì di distruggere la statua; lui appose il suo sigillo e ordinó di spedirla a Parigi col resto del tesoro. Poi, dopo la firma della pace col Papa, la statua finì a Roma e rinviata in seguito, con un viaggio da "Madonna pellegrina" durato otto giorni, a Loreto, dove giunse il 9 dicembre 1801.